A nove anni dalla presentazione del primo prototipo, Elon
Musk ha finalmente tolto i veli alla seconda generazione della Tesla
Roadster nel corso di un evento spettacolare andato in scena nella notte
presso il centro di collaudo di SpaceX a McGregor, in Texas.
La dimostrazione dal vivo ha spinto le leggi della fisica
oltre i consueti standard automobilistici: dopo l'accensione di prova di un
mastodontico motore a razzo Raptor sullo sfondo, la sportiva elettrica è salita
lungo una rampa parabolica fino a circa 21 metri di altezza, rimanendo
incollata quasi a testa in giù grazie a un sistema di ventole ad altissima
aspirazione che sigilla il fondo vettura generando un'enorme deportanza
perfino da ferma. Subito dopo, azionando i propulsori a gas compresso, la
Roadster si è staccata dal suolo compiendo una rotazione aerea completa (un
vero e proprio "kickflip") per scavalcare una fila di modelli Tesla
parcheggiati in sequenza (Cybercab, Cybertruck, Semi, Model Y e Model 3).
Al posto di guida sedeva unicamente il manichino
"Starman", una scelta spiegata da Musk con la consueta vena caustica:
"Per essere sicuri di non uccidere nessuno". Nella prova di
accelerazione dal vivo sullo 0-60 mph (0-96 km/h), la vettura ha fermato i
cronometri sul tempo record di 0,81 secondi, spingendo il patron di
Tesla a definirla "la migliore tra le ultime auto guidate
dall'uomo" e annunciando l'intenzione di voler compiere in futuro un
salto acrobatico sopra lo Snake River Canyon, in Idaho.
Tre configurazioni e tecnologia missilistica: Performance, Thrust e
l'estrema "Rocket"
L'architettura del veicolo, sviluppata a quattro mani con
gli ingegneri aerospaziali di SpaceX, si articola su tre distinti livelli
prestazionali:
Performance:
la versione stradale di serie a due posti, dotata di aerodinamica attiva e
sistema di aspirazione multimodale, capace di bruciare lo 0-60 mph in meno
di 1,6 secondi;
Thrust:
serie limitata pensata per l'impiego in pista, provvista di due sedili e
di retro-propulsori a gas freddo sul retrotreno per scendere a un
tempo inferiore a 0,9 secondi nello scatto;
Rocket:
la variante monoposto più radicale, accessibile esclusivamente su invito e
non omologata per l'uso su strade aperte al pubblico. Dotata di getti
disposti sull'intero perimetro della carrozzeria per consentire
accelerazioni multidirezionali e rotazioni a mezz'aria, abbatte lo 0-60
mph a meno di 0,59 secondi e supera una velocità massima di 370
km/h (230 mph).
Il pacchetto tecnico di derivazione spaziale impiega 10
ugelli alimentati da due bombole ad altissima pressione in fibra di
carbonio (COPV) con un volume combinato di 600 litri, in grado di stoccare
circa 250 chilogrammi di aria compressa. La spinta complessiva supera
gli 80 kilonewton — una forza motrice di gran lunga superiore alla
trazione massima scaricabile a terra dalle gomme —, con serbatoi ricaricabili
direttamente dai compressori di bordo durante la guida. Le ventole inferiori
garantiscono inoltre una tenuta laterale in curva superiore a 2 g.
Il design esterno mutua stilemi dall'aviazione militare (in
particolare dal ricognitore SR-71 Blackbird e dal caccia F-35), mentre la
struttura è forgiata in magnesio, titanio e fibra di carbonio.
L'abitacolo minimalista presenta un volante a cloche (yoke) gestito via
cavo (steer-by-wire), vetrature polarizzate dorate che richiamano i
caschi degli astronauti e vernice protettiva Anodized White a matrice termica
criogenica.
Autonomia dimezzata e caparre record: produzione posticipata al 2028
A fronte di numeri balistici senza precedenti, il confronto
con le specifiche anticipate nel 2017 evidenzia un netto ridimensionamento
pratico. L'autonomia dichiarata è scesa dai teorici 1.000 chilometri (620
miglia) a poco più di 480 chilometri (300 miglia); l'abitacolo abbandona
la configurazione a 4 posti (2+2) per convertirsi a due sole sedute (ridotte a
una sulla Rocket), e la velocità di punta annunciata (oltre 370 km/h) risulta
inferiore ai 400 km/h promessi in origine. L'avvio delle catene di montaggio è
stato ufficialmente fissato per il 2028, accumulando un ritardo di ben
otto anni sulla tabella di marcia iniziale.
Sul versante economico, Tesla non ha ancora reso noto il
prezzo di listino definitivo, ma ha riaperto le prenotazioni con richieste di
anticipo considerevoli:
Per
la variante Performance occorrono 5.000 dollari alla registrazione
e ulteriori 45.000 dollari entro dieci giorni, per un deposito complessivo
vincolante di 50.000 dollari (circa 44.600 euro);
Per
la versione intermedia Thrust, l'acconto richiesto sale alla
vertiginosa cifra di 250.000 dollari (circa 223.000 euro), con una
disponibilità limitata a un solo ordine per cliente.
Dal punto di vista industriale e finanziario, la Roadster
inciderà in modo marginale sui bilanci del gruppo: analisti di mercato come
Seth Goldstein di Morningstar stimano volumi produttivi contenuti nell'ordine
di 2.000 unità all'anno (a fronte degli oltre 1,6 milioni di veicoli
consegnati da Tesla nel 2025). Lo stesso Musk ha ammesso che la vettura non
sposterà l'ago della bilancia dei ricavi, fungendo piuttosto da dimostratore
tecnologico d'immagine al pari dei robotaxi a guida autonoma e dell'androide
umanoide Optimus.
Dubbi sulla sicurezza, limiti fisici e il confronto con le hypercar
La dimostrazione di McGregor non ha mancato di sollevare
interrogativi e scetticismo nella comunità ingegneristica. Lo stesso Elon Musk
ha concesso che la Roadster "non è necessariamente un'auto ottimizzata
per la sicurezza" e che difficilmente potrà ottenere l'omologazione
stradale in tutte le nazioni. Analisti tecnici indipendenti evidenziano come la
spinta verso l'alto dei getti riduca l'impronta a terra degli pneumatici
compromettendo la frenata, mentre la violenza dei gas di scarico rischia di
proiettare detriti e sassi ad altissima velocità verso il pubblico lungo i
circuiti. Curatori scientifici ed esperti aeronautici del Smithsonian National
Air and Space Museum come Roger Connor ricordano inoltre che l'ibridazione tra
un'auto pesante e un velivolo rischia di creare un compromesso poco efficiente
in entrambi i contesti, rimarcando come lo show abbia mostrato un balzo
dinamico (hopping) e non un volo continuativo e controllato.
Nonostante le controversie, la scheda prestazionale proietta
la Roadster direttamente al vertice della nicchia delle hypercar: se la Rimac
Nevera R scatta da 0 a 100 km/h in 1,72 secondi con un listino di circa 2,1
milioni di euro, la cinese BYD Yangwang U9 vanta il primato assoluto di
velocità massima per veicoli elettrici con 496 km/h, la britannica McMurtry
Spéirling sfrutta analoghe minigonne ad aspirazione per polverizzare i
record sui tracciati chiusi, e perfino Ferrari si prepara a debuttare
nel segmento a batteria con la berlina sportiva di lusso Luce da 550.000 euro.