Ho guidato l’Alfa Romeo Giulia GTAm a 6 anni dal lancio e mi ha strappato il cuore. Perché non fanno più auto così?

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Alfa Romeo Giulia GTA posteriorem
Ci sono automobili che si guidano con le mani, altre con i piedi, e poi c’è l’Alfa Romeo Giulia GTAm, che si guida con il cuore. A sei anni dalla sua presentazione — avvenuta in quel 2020 che sembra ormai appartenere a un’altra era, anche automobilistica — rimettersi al volante della creatura di Arese in occasione del Festival Car 2026 non è stato solamente un piccolo salto indietro di 5 o 6 anni: è stato un balzo temporale enorme, da un momento in cui le auto, neanche le V8, riescono ad emettere un sound decente, verso un qualcosa che ti conquista dalla prima accensione. Un promemoria brutale e bellissimo di cosa significa provare una scarica di adrenalina pura senza tanti filtri ad anestetizzare l'esperienza.
Guidarla tra i saliscendi delle colline torinesi fa un certo effetto. Il grande alettone posteriore in fibra di carbonio sviluppato insieme agli ingegneri di Sauber, le carreggiate allargate che sembrano voler divorare l'asfalto, lo splitter anteriore regolabile e l'estintore che ammicca dal posto dove una volta c'erano i sedili posteriori. La GTAm non finge di essere una berlina da tutti i giorni (infatti io dovessi aprire il mio portafoglio prenderei la ancora più rara GTA): è un’auto da corsa allestita con targa e frecce.
Alfa Romeo Giulia GTAm logo quadrifoglio
Calarsi nei monoscocca Sabelt e stringere le cinture a sei punti è già di per sé un rituale che azzera tutto lo stress del mondo esterno (peccato che per non fare suonare il cicalio di avviso cinture devi indossare anche la cintura “tradizionale”). Premere il pulsante rosso sul volante risveglia il 2.9 V6 Bi-Turbo da 540 CV, la cui voce passa direttamente attraverso il doppio scarico centrale in titanio firmato Akrapovič. Niente sonorità artificiali riprodotte dagli altoparlanti, nessun timbro edulcorato: solo sound metallico, cupo e profondo, che vibra dritto nella schiena e che viene amplificato dal fatto che non ci sono separazioni tra te e il bagagliaio, ma rimane una unica cassa di risonanza.
In strada, la Giulia GTAm sorprende non solo per la sua violenza — che pure c'è, esaltante e primordiale quando si affonda il pedale destro — ma per la sua precisione chirurgica. Lo sterzo continua ad essere un capolavoro: è una lama affilata che trasmette ogni singolo millimetro di asfalto, l'avantreno sembra incollato al terreno e il differenziale lavora in perfetta simbiosi con un telaio che risponde istantaneamente a ogni minimo input.
L'auto si muove con una leggerezza disarmante, frutto dell'ossessiva cura dimagrante in fibra di carbonio e policarbonato. Quando la lanci tra le curve, senti la meccanica lavorare in modo viscerale: le marce del cambio automatico entrano come fucilate, la spinta del V6 pare inesauribile e la tenuta laterale sfida le leggi della fisica. È nervosa, è arrabbiata e brutale. È pura goduria.
Alfa Romeo Giulia GTA dinamicam
Eppure, tra un tornante e l'altro, un pensiero strisciante continua a farsi strada nella mente. Un pensiero che sì ti lascia con il cuore, proprio quello che sta guidando l’auto, appesantito: perché non fanno più auto così?
Oggi la produzione automobilistica si muove inevitabilmente verso l'elettrificazione di massa, l'isolamento acustico quasi totale, il peso record dovuto ai pacchi batterie e sistemi di guida assistita sempre più pervasivi. Le auto moderne sono diventate incredibilmente veloci, efficaci. Sembrano perfette, ma non lo sono, per niente. Spesso sono prive di un'anima tangibile e non basta infilargli altri 100 o 200 cavalli elettrici per farle performare, ma soprattutto per coinvolgerti alla guida come capita con un’auto come questa.
Perché questo è sì un inno alla Giulia GTAm, ma non solo anche alla Quadrifoglio e a tutte le altre auto che nascono con questo spirito, l’idea di voler mettere al primo posto il piacere di guida. Un concetto ormai quasi dimenticato, in un mondo interessato a mostrare il tempo sul giro, lo 0-100 km/h o la quantità di cavalli, che ormai supera i 1.000 con una facilità disarmante. Non c’è bisogno di così tanta potenza per divertirsi, ma servono un ottimo telaio, un motore “intelligente”, un peso contenuto, uno sterzo affilato e un sound coinvolgente. Quante ne trovi oggi che rispondono a tutti i requisiti? Dimmi un po’, fammi un elenco.
La GTAm rappresenta, invece, il vertice di un’era d’oro che ormai si è chiusa: quella in cui i reparti sportivi e gli ingegneri avevano realmente, e sottolineo REALMENTE, la libertà di creare oggetti di puro desiderio meccanico, unendo le logiche di mercato alla passione e alle prestazioni estreme.
Guardando indietro a questi sei anni, l'Alfa Romeo Giulia GTAm non è invecchiata di un solo secondo. È rimasta un monumento alla meccanica italiana, un tributo al Biscione e un monito per il futuro. Guidarla durante i giorni del Festival Car è stata la conferma definitiva che certi capolavori, anche moderni, non hanno tempo.
Alfa Romeo Giulia GTA frontalem
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