L'impennata dei prezzi dei carburanti degli ultimi mesi ha
portato con sé un ulteriore fenomeno critico per gli automobilisti italiani: la
diffusione di benzina e gasolio annacquati o contaminati con altre sostanze. A
lanciare l'allarme è Federcarrozzieri, l'associazione delle autocarrozzerie
italiane, le cui rilevazioni trovano conferma nei recenti dati dell'Agenzia
delle dogane e dei Monopoli sui sequestri di carburante irregolare effettuati
nella provincia di Roma.
Secondo l'associazione, in concomitanza con i picchi dei
listini alla pompa si è registrato un forte incremento delle richieste di
intervento per veicoli che presentavano guasti improvvisi subito dopo il
rifornimento. Come spiegato dal presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli,
l'immissione nei serbatoi di prodotto non a norma costringe i proprietari a
riparazioni complesse i cui costi variano a seconda della tempestività della
diagnosi e del livello di compromissione del mezzo.
L'impatto economico per l'automobilista si articola su tre
livelli di gravità:
- Guasti
lievi (da 200 a 800 euro): quando il problema viene rilevato
tempestivamente prima che la sostanza contaminante intacchi i componenti
meccanici principali. L'intervento prevede lo svuotamento e la pulizia del
serbatoio, lo spurgo del circuito, la sostituzione del filtro carburante e
il controllo dell'impianto.
- Danni
intermedi (fino a 3.000 euro): si verificano quando il carburante
irregolare danneggia la pompa di alimentazione e gli iniettori. In queste
situazioni occorre sostituire i componenti e intervenire sulla pompa ad
alta pressione, con un consistente aumento dei costi di manodopera e ricambi.
- Danni
gravi (fino a 8.000 euro): colpiscono soprattutto le autovetture
diesel nei casi in cui il prodotto alterato comprometta l'intero circuito
di alimentazione con ripercussioni dirette sul motore, rendendo necessarie
ricostruzioni o riparazioni ad alto impatto economico.