Batterie cinesi, ma auto con marchio "Made in EU": l'accordo tra Francia e Germania fa infuriare alcuni addetti ai lavori

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L'intesa raggiunta tra i governi di Francia e Germania per alleggerire gli standard comunitari sulle emissioni di CO₂ delle automobili e rivedere i requisiti dell'Industrial Automotive Act (IAA) scatena una dura reazione nel panorama continentale. A guidare la protesta è la federazione ambientalista Transport & Environment (T&E), che bolla il compromesso franco-tedesco come un autentico "errore storico", destinato a compromettere irrimediabilmente la posizione dell'Europa nella corsa tecnologica globale ai veicoli a batteria.
Dietro la motivazione formale addotta da Parigi e Berlino — salvare i livelli occupazionali dinanzi alla crisi della manifattura tradizionale —, secondo T&E si cela in realtà una decisione miope: "I leader politici sostengono di agire per salvare posti di lavoro, ma questo rischia di essere proprio l’accordo che seppellisce l’industria automobilistica europea", ha denunciato senza mezzi termini Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, evidenziando come frenare la transizione elettrica in una fase di rincari record per i carburanti e di forte pressione competitiva asiatica sia la mossa più controproducente possibile.

Taglio all'offerta di EV: mercato al 43% nel 2030 e addio alle utilitarie accessibili

Le ripercussioni operative del patto franco-tedesco peseranno in maniera diretta sulla disponibilità di vetture a zero emissioni nei listini europei. Stando alle analisi e alle proiezioni elaborate da T&E nel suo recente EV progress report, l'allentamento delle norme provocherà una brusca frenata industriale:
  • Offerta di elettriche al ribasso: la quota di modelli a batteria immessi sul mercato nel 2030 crollerà al 43%, a fronte del 57% previsto con l'attuale impianto normativo;
  • Perdita di competitività globale: il rallentamento comprometterà la capacità dei costruttori continentali di fronteggiare i rivali cinesi sul piano dell'innovazione e delle economie di scala;
  • Meno modelli economici per i cittadini: la riduzione dei target toglierà pressione alle case automobilistiche sullo sviluppo di citycar ed utilitarie a basso costo, riducendo l'accesso dei consumatori alla mobilità elettrica a prezzi calmierati.

Lo scandalo del "Made in EU" con celle cinesi e l'allarme gigafactory

L'aspetto più critico contestato dall'organizzazione riguarda l'indebolimento dei criteri di tutela della filiera comunitaria. L'intesa apre infatti alla possibilità di certificare con l'etichetta di qualità "Made in EU" veicoli semplicemente assemblati in Europa ma dotati di batterie interamente fabbricate in Cina. Le soglie di localizzazione concordate da Francia e Germania impongono che appena il 10% delle celle sia prodotto nel Vecchio Continente nel biennio 2028-2029, con una quota che salirà al solo 20% nel periodo 2030-2031. Una marcia indietro rispetto ai livelli produttivi attuali: già nel 2025, infatti, oltre il 50% delle celle impiegate nei veicoli elettrici immatricolati nell'Unione proveniva da stabilimenti europei. Questo crollo dei vincoli minimi cancella ogni garanzia di mercato per gli investimenti nelle gigafactory europee, mettendo a rischio diretto 164 GWh di capacità produttiva nel 2027 e 254 GWh nel 2030, oltre a posticipare i requisiti strategici per la fornitura di materiali chiave come i catodi.

L'appello a Bruxelles: difendere le regole CO₂ e vincolare le flotte aziendali

Di fronte a uno scenario che rischierebbe di vanificare ogni prospettiva di autonomia strategica europea, T&E rivolge un appello formale agli eurodeputati del Parlamento UE e ai singoli governi nazionali affinché respingano qualsiasi compromesso al ribasso sui tetti di emissione per le autovetture. L'associazione chiede a Bruxelles di varare requisiti "Made in Europe" realmente stringenti e verificabili sulla catena di fornitura, introducendo al contempo obiettivi vincolanti di elettrificazione per le grandi flotte aziendali già a partire dal 2027, così da assicurare una domanda solida e costante alle fabbriche di batterie del continente.
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