L'intervento del Governo per disinnescare i blocchi stradali
dell'autotrasporto divide il mondo dei consumatori tra sollievo e forte
preoccupazione. Se da un lato lo sblocco delle risorse economiche destinate
alla categoria rappresenta un atto dovuto, dall'altro emergono forti timori
sulle modalità con cui si intende assorbire il rincaro del gasolio.
Ad accendere il segnale d'allarme è l'Unione Nazionale
Consumatori (UNC) per voce del presidente Massimiliano Dona, che
giudica positivamente l'erogazione di fondi già stanziati da mesi, ma censura
con nettezza il ritardo dell'esecutivo, costretto a intervenire solo sull'onda
dell'esasperazione dei presidi: "Bene, era ora che il Governo si
svegliasse e sbloccasse i fondi stanziati mesi fa per l'autotrasporto. È
incredibile che ci siano volute queste proteste per ottenere quanto già
previsto". Le perplessità maggiori riguardano tuttavia le
indiscrezioni sui meccanismi di adeguamento dei costi del carburante a carico
della committenza.
Il rischio scaricabarile sulle famiglie: inflazione e carrello della spesa
sotto scacco
L'eventuale accordo per trasferire automaticamente i rincari
del gasolio sui committenti della logistica potrebbe produrre un effetto a
catena immediato sulle tasche dei cittadini, vanificando la tregua nei
trasporti:
- Prezzi
alle stelle nei negozi: la traslazione dei maggiori costi di trasporto
sulla filiera distributiva rischia di riflettersi all'istante sui listini
della grande distribuzione e del commercio al dettaglio, scaricando il
conto finale unicamente sui consumatori;
- Extragettito
IVA a copertura: l'associazione ricorda come l'impennata dei
carburanti generi un gettito fiscale imprevisto nelle casse dello Stato;
restituire queste risorse tramite il taglio delle imposte non aggraverebbe
il deficit pubblico, trattandosi di somme eccedenti le previsioni di
bilancio;
- La
trappola del carovita: secondo Dona, tamponare la vertenza senza
calmierare i prezzi alla pompa equivale a nascondere la polvere sotto il
tappeto: penalizzare le famiglie alimenta l'inflazione e contrae i consumi
generali, danneggiando l'intera economia del Paese.
Lo scontro con Palazzo Chigi sulle accise mobili: "160 milioni
congelati e promesse disattese"
Nel mirino dell'UNC finisce la gestione della leva fiscale
sui carburanti, con una dura presa di posizione nei confronti della Presidenza
del Consiglio. L'associazione contesta il mancato ricorso al meccanismo delle accise
mobili, nonostante i ripetuti annunci governativi susseguitisi nelle scorse
settimane — dalle dichiarazioni del 16 settembre sull'attivazione a inizio
ottobre, fino alle rassicurazioni ribadite il 7 ottobre. Secondo Dona,
l'esecutivo disporrebbe già di 160 milioni di euro pronti per
sterilizzare gli aumenti, ma avrebbe scelto deliberatamente di trattenerli per
coprire i capitoli della prossima legge di bilancio: "Una scelta
incomprensibile e kamikaze, considerate le proteste sempre maggiori contro il
carovita". Per l'UNC, solo un taglio generalizzato delle accise a
beneficio di tutti i cittadini e lavoratori può fermare la spirale
inflazionistica e ridare ossigeno a chi utilizza i veicoli quotidianamente.