Il parabrezza è nuovo, il lavoro di carrozzeria è finito, l’auto sembra
tornata perfetta. Eppure, su una vettura dotata di assistenti alla guida, la
riparazione può richiedere un passaggio ulteriore: verificare la corretta
calibrazione della telecamera o dei radar interessati.
È uno degli aspetti meno
visibili della manutenzione, destinato a diventare sempre più importante con la
diffusione degli ADAS.
Di questo si è parlato a Roma, nella sede ACI, durante Autopromotec Dialogues.
Il messaggio per chi guida è concreto: i sistemi che aiutano a frenare,
mantenere la corsia e regolare la distanza devono conservare nel tempo la
precisione prevista dal costruttore. Essere installati e risultare attivi non
basta a dimostrarne la piena efficienza.
Perché la posizione dei sensori conta
Una telecamera interpreta immagini, un radar rileva oggetti e ne misura
distanza e velocità relativa. Le informazioni alimentano le funzioni di
assistenza. Perché la lettura sia corretta, il sistema deve avere riferimenti
precisi rispetto al veicolo e alla strada.
Andrea Lupi, responsabile di prodotto e servizi tecnici EMEA di MAHLE, ha
paragonato questi dispositivi ai sensi dell’automobile. Il paragone aiuta a
capire il problema: un sensore può continuare a lavorare pur avendo perso il
corretto orientamento. Uno scostamento può compromettere la precisione senza
tradursi subito in un guasto riconoscibile sul cruscotto.
Gli interventi da valutare con l’officina
La sostituzione del parabrezza è un caso tipico quando la telecamera
frontale è montata dietro il vetro. Anche lavori su paraurti, sospensioni,
sterzo e assetto possono interessare la posizione dei sensori o i riferimenti
utilizzati dagli assistenti. Una riparazione dopo un urto va quindi valutata
anche per le sue conseguenze sull’elettronica di sicurezza.
Stefano Delfini, Product Manager Testing Equipment di NEXION, ha
richiamato un esempio meno intuitivo: una verniciatura non corretta del
paraurti può attenuare il segnale di un radar collocato dietro la superficie.
Non è soltanto questione di rimettere il componente al suo posto; contano anche
materiali e modalità dell’intervento.
Questo non significa che ogni lavoro imponga automaticamente la stessa
operazione su qualsiasi automobile. La necessità del controllo e della
calibrazione va stabilita secondo le procedure specifiche del costruttore, per
quel modello e per l’intervento eseguito. È il motivo per cui competenza
tecnica e accesso alle informazioni sono essenziali.
Diagnosi e calibrazione sono operazioni diverse
La diagnosi elettronica permette di interrogare le centraline e rilevare
eventuali errori. La calibrazione serve a ristabilire i riferimenti necessari
al sensore, seguendo le modalità previste per il veicolo. Una verifica
funzionale ha un altro obiettivo: accertare che il componente o il sistema
rispondano correttamente a una prova.
Le tre attività non sono sinonimi. In particolare, l’assenza di errori
registrati non dimostra da sola che una telecamera sia orientata con la
precisione richiesta. Nel confronto romano è emersa proprio la necessità di
affiancare alla diagnostica verifiche capaci di valutare l’efficienza reale.
Il preventivo va spiegato
Quanto costa? Dall’incontro non è emersa una tariffa universale e sarebbe
fuorviante indicarla: il lavoro dipende dal veicolo, dai dispositivi e dalla
procedura necessaria. Franco Benati di Sipav, società del gruppo CEMB, ha
ricordato che l’officina sostiene spese per attrezzature, aggiornamenti,
formazione e personale.
Per il cliente, una voce generica sul conto non basta. È utile chiedere
quale sistema sia stato interessato dalla riparazione, quale procedura richieda
il costruttore e come venga documentato il lavoro effettuato. Il valore
dell’intervento sta nel ripristino delle condizioni di funzionamento di un
dispositivo che può contribuire a evitare una collisione.
Se paga l’assicurazione, il problema tecnico resta lo stesso. Nel
dibattito è stata segnalata la necessità di rendere più uniformi le pratiche
tra riparatori e compagnie: l’efficienza della protezione non dovrebbe
dipendere da quanto un operatore è sensibile al tema.
Che cosa cambia per la revisione
L’industria sta lavorando a metodi per inserire i controlli ADAS nelle
revisioni periodiche. Delfini ha distinto le attrezzature dedicate alla
calibrazione in officina da quelle necessarie a una verifica nel centro di
revisione. Queste ultime devono adattarsi a un processo con tempi e spazi
limitati, senza trasformare ogni controllo in una riparazione.
Emiliano Pasin, Product Line Manager PTI Equipment di TEXA, ha illustrato
un possibile sviluppo per fasi: ispezioni e diagnostica, test sui sensori, poi
verifiche funzionali più articolate. La Commissione europea ha presentato il 24
aprile 2025 una proposta di aggiornamento delle regole sulle revisioni che
comprende i sistemi avanzati di assistenza. La proposta non va confusa con un
nuovo controllo già obbligatorio per tutti.
Imparare a usare l’assistenza
Alla manutenzione si affianca la conoscenza. Alessandra Zinno, direttore
ACI per l’Educazione stradale, la Mobilità e il Turismo, ha richiamato i
programmi di formazione nei centri di guida sicura e nelle autoscuole Ready2Go.
Capire quando una funzione può intervenire, quali limiti ha e come riprendere
il controllo riduce il rischio di affidarle aspettative sbagliate.
Gli ADAS assistono il conducente, che deve continuare a osservare la
strada e guidare. Per conservarne i benefici serve la stessa attenzione
riservata agli altri dispositivi di sicurezza: dopo una riparazione che può
coinvolgerli, il lavoro è completo quando sono state eseguite anche le
verifiche previste per quell’auto.