
Nel centro pugliese del Gruppo, ingegneri e
piloti lavorano allo sviluppo delle due ruote, anche per Ducati. Un percorso
che unisce simulazioni al banco, software e collaudi sulle piste di Nardò.
Trecento all’ora, senza percorrere un metro. A
Modugno, alle porte di Bari, le moto possono raggiungere questa velocità
simulata su un banco a rulli che misura prestazioni ed emissioni e permette di
affinare il funzionamento del motore. Un bel numero da esibire, certo. Ma il
lavoro più interessante serve anche a rendere una moto piacevole e precisa
quando si apre il gas all’uscita di una curva o si attraversa la città.
È una delle attività del Centro Studi Componenti
per Veicoli del Gruppo Bosch, conosciuto come CVIT: oltre 300 collaboratori e
più di 440 brevetti per una realtà che riunisce progettazione meccanica,
elettronica, software e analisi dei dati. Dal 2018, il centro investe in
risorse e competenze dedicate alle due ruote, collaborando con costruttori
italiani e internazionali, tra i quali Ducati.
Il carattere del motore passa dall’elettronica
La scheda tecnica racconta quanti cavalli ha una
moto. Per capire come li mette a disposizione bisogna guardare anche alla
calibrazione: il lavoro di messa a punto dei parametri con cui la centralina
gestisce la power unit. È qui che si interviene per conciliare prestazioni,
guidabilità ed emissioni, secondo gli obiettivi definiti dal costruttore.
A Modugno se ne occupa un gruppo che comprende
esperti di calibrazione, ingegneri software e di sistema e piloti
professionisti. Le diverse competenze accompagnano lo sviluppo delle centraline
elettroniche di controllo motore, le ECU, fino alle verifiche sul veicolo
completo.
“Collaboriamo con diversi costruttori moto
italiani e internazionali, tra cui Ducati, nel processo di sviluppo, coprendo
un’ampia gamma di modelli”, spiega Mariano Cilenti, General Manager di Bosch
CVIT.
Il programma viene costruito sulle esigenze di
ciascun cliente. Può comprendere singole sessioni di test oppure un insieme di
attività che include calibrazione, integrazione del software, validazione e
documentazione tecnica.
A cosa serve un banco da 300 km/h
Il cuore delle prove in laboratorio è il
Two-Wheeler Chassis Dyno, inaugurato nel 2021. La velocità simulata fino a 300
km/h dà un’idea delle sue possibilità, ma per gli ingegneri conta soprattutto
poter riprodurre condizioni precise e ripetibili.
Il banco tiene conto delle resistenze
all’avanzamento, delle perdite per attrito e della resistenza aerodinamica.
Permette di effettuare prove di accelerazione, misurare coppia e potenza e
verificare gli effetti delle modifiche alla calibrazione.
Ripetere lo stesso test consente di confrontare i
risultati: si cambia un parametro, si misura nuovamente e si valuta che cosa è
successo. Un metodo essenziale per affinare il comportamento del propulsore e
individuare eventuali criticità durante lo sviluppo.
Anche le emissioni vengono analizzate attraverso
cicli di prova standardizzati, tra cui WMTC e FTP-75, utilizzati nelle attività
destinate a diversi mercati internazionali. Un’officina dedicata, dotata di
strumenti per l’analisi dei gas di scarico, permette di preparare e attrezzare
i prototipi.
Le possibilità dell’impianto comprendono inoltre
le verifiche delle prestazioni dei veicoli elettrici a batteria:
un’infrastruttura che può quindi accompagnare lo sviluppo di differenti sistemi
di propulsione.
Da Modugno alle piste di Nardò
Arriva poi il momento in cui ai rulli si
affiancano l’asfalto, le curve e le sollecitazioni della guida. Le attività al
banco procedono in modo integrato con quelle in pista e su strada, mettendo a
confronto misurazioni e comportamento del veicolo nelle condizioni reali di
utilizzo.
La collaborazione con il Nardò Technical Center
amplia le possibilità di lavoro del team Bosch. Le sue 20 piste e le strutture
di prova consentono di verificare i prototipi anche nelle condizioni dinamiche
più impegnative, con piloti professionisti e ingegneri che seguono i test e
analizzano i dati.
La posizione del centro pugliese offre un
ulteriore vantaggio: condizioni climatiche favorevoli alle prove all’aperto
durante l’anno, utili per dare continuità ai programmi di sviluppo.
I risultati raccolti al banco, in pista e su
strada vengono confrontati e integrati. Ogni fase contribuisce alla messa a
punto della moto, fino alle verifiche prima dell’avvio della produzione in
serie, quando assumono particolare rilievo le prove su strada e la robustezza
della calibrazione.
La qualità che si sente al comando del gas
Il lavoro di Bosch CVIT porta alla luce una parte
poco visibile della motocicletta. Sotto le carene, accanto alla meccanica, c’è
un insieme di software, misurazioni e competenze che contribuisce a definirne
il carattere.
A Modugno questo lavoro combina specialisti
locali, conoscenze internazionali del Gruppo Bosch e infrastrutture di prova
come quelle di Nardò. Una filiera di sviluppo nella quale il dato raccolto in
laboratorio deve trovare conferma nel comportamento del mezzo.
Per chi sale in sella, il risultato si misura
nella risposta del motore e nella sua gestibilità nelle diverse condizioni di
guida. Il banco arriva a simulare i 300 all’ora. Una buona messa a punto si
apprezza già alla prima apertura del gas.















