Tra cipressi, ville affacciate sull’oceano e campi da golf
leggendari, percorriamo la 17-Mile Drive a bordo della nuova V8 di Maranello.
Un viaggio nel cuore di Pebble Beach, dove l’automobile è parte del paesaggio e
della cultura.
Il percorso alterna tratti raccolti nella vegetazione ad aperture
sull’oceano. Il cofano dell’Amalfi passa dall’ombra alla luce, mentre intorno
si susseguono scogli, spiagge chiare e alberi modellati dal vento. Qui perfino
i cipressi sembrano avere imparato a prendere le curve.
Diciassette miglia, circa 27 chilometri, attraverso il comprensorio di
Pebble Beach. L’itinerario nacque nel 1881 per gli ospiti dell’Hotel Del Monte,
quando si viaggiava in carrozza e i cavalli si contavano senza consultare una
scheda tecnica. Il percorso è cambiato nel tempo, ma la ragione per seguirlo è
rimasta: concedersi il piacere di guardare, senza considerare ogni sosta una
perdita di tempo.
Carmel, dove il sindaco era Clint Eastwood
Poco più a sud c’è Carmel-by-the-Sea, cittadina di gallerie d’arte, giardini
e case che sembrano uscite da un libro illustrato. Fra il 1986 e il 1988 ebbe
anche un sindaco piuttosto riconoscibile: Clint Eastwood. Per una volta, l’uomo
che al cinema risolveva le questioni con uno sguardo dovette affrontarle in
consiglio comunale.
Anche questo appartiene al fascino della penisola: il cinema entra nella
vita quotidiana, mentre noi arriviamo con una
Ferrari che porta il nome della
costiera amalfitana. La geografia, quando vuole, sa scrivere ottime
sceneggiature.
Un nome mediterraneo davanti al Pacifico
Amalfi evoca terrazze, curve e case affacciate sull’acqua. Qui le distanze
si allargano e l’oceano occupa lo sguardo. Il collegamento funziona ugualmente:
una Gran Turismo dovrebbe saper cambiare continente senza perdere le proprie
buone maniere.
La berlinetta che subentra alla Roma conserva il cofano lungo, l’abitacolo
raccolto e la coda compatta. Il Centro Stile Ferrari, diretto da Flavio
Manzoni, ha lavorato su superfici pulite e dettagli più netti. Il frontale
rinuncia alla calandra tradizionale, mentre al posteriore lo spoiler mobile si
integra nella carrozzeria.
Accanto al mare, questa misura stilistica trova un contesto favorevole.
L’Amalfi ha presenza, ma lascia spazio anche a ciò che le sta intorno. Per una
Ferrari, riuscire a dividere l’inquadratura con un albero è già una forma di
educazione.
Le ville compaiono fra cancelli e giardini, alcune esposte all’oceano, altre
quasi nascoste dalla vegetazione. Nella zona di Sunset Point, le grandi
residenze degli anni Venti ricordano che questo indirizzo era desiderabile
molto prima della Silicon Valley. Il Pacifico, evidentemente, aveva già un buon
mercato quando la parola “piattaforma” indicava soprattutto qualcosa su cui
salire.
Poi torna il mare. A Spanish Bay la sabbia chiara, verso Point Joe l’Oceano
che si sfrange sulle rocce; più avanti il Lone Cypress, solitario sul suo
sperone. Davanti a lui anche la Ferrari può concedersi una pausa. Ci sono
protagonisti che non hanno bisogno di accendere un motore.
Golf e automobili: due modi di discutere per un dettaglio
A Pebble Beach il verde assume anche una forma decisamente più disciplinata.
I campi da golf sembrano pettinati uno stelo alla volta, con l’oceano a
ricordare che il paesaggista aveva già ricevuto un notevole aiuto.
Pebble Beach Golf Links e il lodge aprirono nel 1919. Intorno, altri nomi
celebri, da Spyglass Hill a Cypress Point, hanno consolidato la reputazione
golfistica della penisola. Anche per chi non distingue un birdie da un bogey,
il rapporto fra fairway e costa merita una sosta. Basta non esprimere il
proprio apprezzamento mentre qualcuno prepara il colpo.
Per gli appassionati di automobili, quel prato richiama soprattutto il Pebble
Beach Concours d’Elegance. Nato nel 1950 insieme alle corse
stradali locali, inizialmente come appuntamento complementare, è diventato uno
degli eventi più importanti del collezionismo internazionale.
Sul fairway della diciottesima buca si incontrano vetture valutate per
autenticità, conservazione o restauro, storia ed eccellenza tecnica. Qui un
dettaglio apparentemente minuscolo può aprire discussioni molto lunghe. È uno
dei pochi luoghi nei quali la forma corretta di una maniglia possiede una
propria dignità accademica.
Passarci con una Ferrari contemporanea significa attraversare un luogo che
ha contribuito a costruire il culto delle automobili del passato. La nostra
Amalfi non deve sottoporsi a una giuria. Può dedicarsi a ciò per cui una Gran
Turismo dovrebbe essere acquistata: viaggiare.
Seicentoquaranta cavalli, senza fretta
Sotto il cofano c’è il V8 biturbo F154 di 3.855 cm³,
con 640 CV a 7.500 giri e 760 Nm. Il cambio è un
doppia frizione a otto rapporti. Ferrari dichiara 3,3 secondi nello 0–100 km/h
e una velocità massima di 320 km/h: numeri che su questa strada rimangono
giustamente sulla carta.
L’interesse, qui, è un altro. L’Amalfi offre l’occasione di raccontare una
creatura di Maranello la sua vocazione al viaggio: la configurazione 2+, il
bagagliaio da 273 litri, l’attenzione all’abitacolo. I posti posteriori sono
complementari a quelli anteriori, utili per bambini o bagagli; non trasformano
la berlinetta in una quattro posti da grandi trasferte.
Al volante tornano i pulsanti fisici e il tasto di avviamento. Una scelta
sensata: trovare un comando con le dita permette di dedicare più attenzione
alla strada. La tecnologia rimane abbondante, con strumentazione digitale,
schermo centrale e display per il passeggero, ma il gesto iniziale torna
semplice: premere un pulsante e partire.
Fra le opzioni figurano sedili comfort ventilati e con funzione massaggio,
oltre al sollevatore anteriore, capace di alzare il muso di 40 millimetri fino
a 35 km/h. Un aiuto concreto quando il viaggio incontra una rampa, invece di
una curva da fotografia.
La 17-Mile Drive invita a usare questa berlinetta senza doverne dimostrare
continuamente le possibilità. Ci sono altri contesti per conoscere più a fondo
telaio, freni e accelerazione. Qui il ritmo lo suggeriscono il paesaggio, le
soste e quel continuo passaggio fra l’odore del Pacifico e quello del bosco.
Alla fine, diciassette miglia sembrano poche. È il complimento migliore che
si possa fare a una strada. E forse anche a un’automobile: scendere, guardarsi
indietro e pensare che avremmo potuto allungare ancora un po’.