Ho guidato la Honda Jazz Hybrid: non costa poco, ma ti ruba il cuore. Come va l'auto intelligente che dovresti provare

Prove su strada
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L’ultima monovolume “classica” ancora a listino è una delle compatte piccole più complete sul mercato: la Honda Jazz sfida le mode e convince con una ricetta continuamente affinata e ancora sensata. Non è perfetta, ma può essere la citycar ideale per chi cerca razionalità, spazio e bassi consumi?
Non succede spesso che un’auto dalle caratteristiche oggettivamente ottime non sia considerata tra le migliori del suo segmento. Può essere a causa di uno stile un po’ fuori moda, ma capace di offrire delle caratteristiche di spazio e abitabilità superiori alla media, per un marchio che non punta ai grandi numeri ma vuole offrire auto valide al giusto prezzo, oppure per la moda dei SUV che non permette al pubblico di apprezzare automobili diverse dallo status-quo.
Per la Honda Jazz, entrano tutti questi fattori in gioco: la compatta giapponese, infatti, è l’ultima sopravvissuta della famiglia delle monovolume, che tra il 1996 e gli anni ’10 hanno caratterizzato il mercato dell’auto europeo con linee particolari, tanto spazio e una versatilità che i SUV di oggi, semplicemente, non hanno. Insieme ai multispazio, ben diversi per forme, sviluppo e contenuti, l’era delle MPV vive ancora tramite la Jazz, che dal debutto nel 2001 si è fatta spazio con delle caratteristiche che l’hanno resa un piccolo fenomeno tra gli appassionati.
Nonostante motori sempre piuttosto tranquilli e una forma del tutto rassicurante, la Jazz è riuscita in tutte le sue iterazioni ad essere un piccolo, riuscendo a combinare anche un’abitabilità sorprendente per le dimensioni esterne, consumi ridotti, una bella dinamica di guida e per un’affidabilità da primato, che l’hanno resa nonostante il prezzo salato una delle più apprezzate citycar degli anni ’00 e ’10.
Dal 2020 è sul mercato la quarta generazione della Jazz, rinnovata nel 2023 da un restyling che l’ha resa un po’ più sportiveggiante, con una nuova mascherina ripesa dalla versione Crosstar. Questa versione è l’unica concessione al mondo dei crossover della Jazz: assetto leggermente rialzato, protezioni in plastica, barre sul tetto, stop. Per il resto, resta una vera monovolume, con soluzioni furbe e pratiche, tanto spazio per un’auto da 4,11 metri e un sistema ibrido che ho già apprezzato sulla sorella maggiore Civic, e che qui promette consumi persino più contenuti.
Per scoprire se ha ancora senso una piccola monovolume come nel 2026, ho messo alla prova questa Honda Jazz Hybrid Crosstar per due settimane e oltre 2.000 km, e ti dico già che mi è dispiaciuto davvero tanto restituirla, e mi ha fatto sorgere una domanda: perché abbiamo smesso di fare auto furbe? Sali a bordo con me, e vediamo come è fatta e come va.

Quanto costa? E quanto mi costa la rata?

Iniziamo subito a parlare di prezzi, e quelli della Jazz non sono tra i più contenuti del segmento. Da sempre, infatti, la piccola Honda è piuttosto costosa, complice la produzione interamente giapponese, i costi di importazione e sua la proverbiale affidabilità derivante da un livello di overengineering sempre mantenuto molto alto, soprattutto per il segmento. Questa quarta generazione non fa eccezione: sebbene non sia aumentata troppo rispetto ad alcune rivali che hanno gonfiato i listini, non si può parlare di un’auto troppo economica. La gamma Jazz si apre con la versione base Elegance, offerta a 25.700 euro, mentre l’allestimento della mia prova, la Crosstar, si avvicina pericolosamente ai 30.000 euro. Sono questi i prezzi della Honda Jazz Hybrid 2026:
· Jazz 1.5 e:HEV Elegance, 25.700 euro
· Jazz 1.5 e:HEV Advance, 27.400 euro
· Jazz 1.5 e:HEV Sport, 28.600 euro
· Jazz 1.5 e:HEV Crosstar, 28.750 euro
L’allestimento Crosstar, ispirato esteticamente al mondo dei crossover e dei SUV, è caratterizzato da paraurti in plastica grezza anteriori e posteriori, passaruota sempre in plastica nera, barre sul tetto e una mascherina più aggressiva, dal 2023 ridisegnata utilizzata da tutte le versioni della Jazz per dare più carattere al frontale della piccola giapponese.
La dotazione di serie continua poi con fari a LED anteriori e posteriori, guida autonoma di Livello 2, infotainment da 9 pollici con Apple CarPlay e Android Auto via cavo, fari fendinebbia, cerchi in lega da 17 pollici, sensori di parcheggio anteriori e posteriori con retrocamera, volante in pelle, clima bizona, sedili riscaldabili e gli immancabili Magic Seats al posteriore.
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La versione da me provata, infine, aggiunge la vernice metallizzata da 900 euro, arrivando alla soglia dei 30.000 eurosenza superarla. Il prezzo è importante, ma allo stesso tempo Honda propone delle offerte piuttosto interessanti: scegliendo l’allestimento d’accesso Elegance (che già offre di serie guida autonoma di Livello 2, infotainment da 9 pollici, sedili riscaldati e molto altro), il prezzo d’acquisto si abbassa a 21.900 euro in caso di qualsiasi permuta o rottamazione. Per la Crosstar della prova, il prezzo d’accesso si abbassa a 24.700 euro (anche in questo caso con permuta o rottamazione), e senza l’obbligo di accendere un finanziamento, gestibile poi caso per caso insieme alla concessionaria senza alcun tipo di vincoli.

Com’è fatta fuori: te le ricordi le MPV?

Lo stile è molto particolare, e può non piacere a tutti, da vera monovolume compatta e proporzioni che oggi possono apparire strane, diverse. Con il restyling del 2023, la Jazz ha guadagnato una nuova calandra anteriore a nido d’ape, paraurti ridisegnati e dei fari con una firma luminosa differente, ma per il resto è rimasta quasi invariata dalla prima versione della quarta generazione, lanciata nel 2020. Il frontale è caratterizzato da un cofano corto e piuttosto alto, con una curvatura del tutto simile a quella dell’enorme parabrezza anteriore, in pieno stile monovolume, appunto.
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Mi piacciono i grandi fari anteriori triangolari, che nascondono una firma luminosa tondeggiante che, unita con la mascherina rinnovata, con il grande logo Honda cromato al centro e un bel disegno a nido d’ape che sostituisce le più seriose barre orizzontali della precedente, le danno una bella presenza, simpatica e non aggressiva. A incattivirla un po’ ci pensano le personalizzazioni della versione Crosstar, con il paracolpi argento e gli inserti in plastica, ai quali si aggiunge anche l’alloggiamento dei fendinebbia, anch’esso in plastica scura. La Crosstar, poi, è anche più lunga di 3 cm, più larga di 4 cm grazie ai passaruota maggiorati e più alta di 3 cm, per un'auto con una presenza su strada leggermente differente rispetto ad una "normale" Jazz.
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La vista laterale è molto particolare al giorno d’oggi: grandi superfici vetrate, porte ampie, coda per nulla spiovente e quasi verticale. Si aggiungono anche due finestrini extra, uno triangolare all’anteriore che “spezza” il montante e uno dietro quelli posteriori, per aumentare la luce a bordo e, anche in questo caso, ridurre l’impatto estetico (e di visibilità) del generoso montante C. La versione Crosstar, poi, è più alta di 3,7 cm rispetto alla variante "normale", con un'altezza da terra che sale da 13,6 a 15,2 cm.
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In coda, l’inserto in plastica della versione Crosstar è ancora più appariscente, con la slitta del paracolpi argentata che caratterizza un posteriore che, altrimenti, è fin troppo “generoso”. Stupisce, però, la presenza di un grande lunotto posteriore, mentre i fari trapezoidali sono molto convenzionali, e regalano alla Jazz uno stile classico, ma non troppo emozionante, anche sulla più accattivante Crosstar. Se cercate un’auto versatile e simpatica, però, sa il fatto suo. La versione Crosstar, inoltre, aggiunge i cerchi da 17 pollici diamantati e le barre sul tetto, che le danno un tocco di personalità in più.
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Dietro il grande portellone, infine, si nasconde un bagagliaio ben sfruttabile per le dimensioni esterne. Sulla carta, infatti, i 304 litri non sono tantissimi (la colpa è della batteria del sistema ibrido, alloggiata sotto il piano di carico), ma la forma è molto regolare, i rivestimenti robusti e ben fatti e non mancano alcuni ganci e attacchi sul pavimento per caricare meglio oggetti più voluminosi o da ancorare con attenzione. Abbattendo il divano, infine, si ottengono fino a 1.205 litri di capacità.

Com’è fatta dentro: la furbizia che, oggi, manca

Salendo a bordo, si rimane colpiti dalla quantità di spazio che si percepisce su un’auto così compatta. Grazie all’enorme parabrezza, ai grandi finestrini che spezzano i montanti e a quelli anteriori, infatti, entra tanta luce a bordo dell’auto, e il tetto alto permette anche ai più alti di sedersi con grande comodità a bordo della piccola Jazz. La Crosstar, con i suoi vetri posteriori scuri, riduce un po’ questa sensazione di spazio al posteriore, dove comunque i centimetri sono davvero tanti per gambe, spalle e testa per un’auto che non supera i 4,10 metri.
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Tra le caratteristiche ormai tipiche, nonché molto utili, della Jazz ci sono anche i Magic Seats. Il divano posteriore, infatti, è dotato di sedute che possono essere alzate, permettendo così di avere un vano di carico aggiuntivo alto e stretto, ottimo per esempio per trasportare una bici in piedi, delle piante voluminose o altri oggetti dalla forma poco convenzionale. Inoltre, sotto il divano è possibile alloggiare piccoli oggetti, aumentando ancora di più la praticità di un’auto piena di vani portaoggetti. Mi hanno convinto, soprattutto nelle giornate più calde, i portabicchieri davanti alle bocchette del clima, uno stratagemma utilissimo per mantenere fresche le bibite, mentre avanti al passeggero anteriore troviamo un doppio vano, quello classico in basso e uno, piuttosto capiente, dietro al bel rivestimento in plastica morbida.
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La qualità costruttiva, a proposito, è superiore a quanto ci si possa aspettare da una piccola giapponese. Questo inserto, ad esempio, è morbido e piacevole da toccare, così come il volante in pelle e il rivestimento dei braccioli centrale e sulle portiere anteriori. Le plastiche, comunque, sono tutte rigide, pensate per durare a lungo come la meccanica. Una delle attenzioni che ho apprezzato è la dimensione generosa delle bocchette del clima: sempre più spesso le auto piccole hanno bocchette piccole o posizionate molto in alto, mentre qui si riesce ad avere un ottimo comfort.
Capitolo tecnologia: il quadro strumenti da 7 pollici non è dei più grandi, ma è chiaro nella sua disposizione, facile da leggere e completo di tutto quello che serve su un’auto di questo segmento. Ai lati, invece, troviamo due strumenti più semplici, con una fila di LED che indicano la quantità di benzina a destra e la carica della batteria a sinistra. Il sistema di infotainment, dal canto suo, è lo stesso delle altre Honda, come la Civic: molto semplice, è realizzato su Android e non cerca alcun effetto speciale.
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Facilissimo da usare, è fin troppo basico per alcuni utenti, ma Android Auto e Apple CarPlay (cablati, ma “sbloccabili” in modalità wireless con un trucchetto nascosto nella modalità Service del sistema: qui non vi dirò come si fa, ma trovate diverse guide su internet: a voi la scelta…) sono gestiti molto bene, e molto stabili. Comodi i tasti fisici a lato, così come le scorciatoie in basso, per un sistema che fa quello che serve, e offre anche il navigatore proprietario, utile in certe situazioni di scarsa ricezione.
Ottimi per ergonomia e feeling di utilizzo i comandi del clima automatico monozona fisici, mentre la leva del cambio è qui di tipo tradizionale, che quando azionata da parecchia soddisfazione. La posizione di guida, infine, è piuttosto turistica: il sedile è posizionato parecchio in alto, complice lo spostamento del serbatoio di carburante sotto i sedili anteriori per permettere l’adozione dei Magic Seats dietro, e il volante è leggermente inclinato in avanti, per una posizione che invita alla guida tranquilla, ma dall’ergonomia ottimale nella posizione di volante e pedali.

Come funziona il suo ibrido e:HEV

Ad invitare alla calma è anche il powertrain e:HEV, che rispetto alla sorella maggiore Civic non arriva a potenze simili e cerca di mantenere soprattutto bassi i consumi. Sotto il cofano della Honda Jazz Hybrid, infatti, troviamo un 1.5 quattro cilindri aspirato a ciclo Atkinson-Miller, un benzina che, con il restyling, ha visto la potenza passare da 98 a 107 CV, per una maggiore capacità di caricare la batteria e garantire l’utilizzo in elettrico per più tempo. Il motore principale del sistema, infatti, è quello elettrico, capace di 122 CV e 253 Nm di coppia, che sono anche i numeri principali del sistema ibrido.
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La piccola Jazz, come le sorelle maggiori, si muove principalmente con il motore elettrico, con quello a benzina che funge principalmente da generatore per la batteria agli ioni di litio. Come le più grandi, però, il motore termico si collega fisicamente alle ruote tramite una trasmissione a rapporto singolo a velocità medio-alte, idealmente tra gli 80 e i 120 km/h, per sfruttare il momento di massima efficienza del sistema.
Semplice anche dal punto di vista sospensivo (McPherson all’anteriore, ponte torcente dietro), la Jazz non pesa molto con i suoi 1.248 kg in ordine di marcia per la versione Crosstar, e infatti le prestazioni sono buone: 0-100 km/h coperto in meno di 10 secondi (9,6 per la precisione) e 175 km/h di velocità massima autolimitata. Non manca la frenata rigenerativa con la modalità B del cambio ma non ci sono palette per gestirne i llivello di intervento come su altre Honda.

Come si guida e come va davvero la Honda Jazz Hybrid

Ho usato la piccola Jazz in lungo e in largo nelle mie due settimane insieme a lei, e ho trovato una compagna di viaggio davvero fidata, una di quelle auto che impari ad apprezzare giorno dopo giorno. Fin dai primi metri, si nota una facilità di guida estrema, complici comandi leggeri e facili da modulare, un’ergonomia a dir poco intuitiva e un sistema ibrido per niente complicato. Privo persino di modalità di guida, se non la modalità ECON attivabile con un tasto a sinistra del volante che rende più tranquillo il sistema ibrido privilegiando la marcia in elettrico, questo powertrain è davvero facile da capire, e da sfruttare al meglio.
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Lo sterzo è leggero e intuitivo, così come la sua forma finalmente tradizionale, tondeggiante e a due razze, con comandi fisici ben pensati, piacevoli da usare e ben fatti. Anche i freni sono ben modulabili, un plus su un’auto con una parte elettrica così preponderante, mentre quando si cercano le prestazioni il sistema spinge con un certo vigore, permettendo una bella progressione anche da fermi. La visibilità è molto generosa in tutte le direzioni, soprattutto dietro, ed è aiutato anche dalla retrocamera e dai precisi sensori di parcheggio, e in città la taratura delle sospensioni è piuttosto morbida, senza mai essere troppo cedevole.
L’ambiente urbano è dove la Jazz brilla: agile, leggera, facile da guidare e molto intuitiva, in città è “a casa”, dove riesce a rilassare e ad ottenere dei consumi che sembrano quasi miracolosi, come vedremo tra poco nella sezione dedicata. Uscendo dall’ambiente urbano, qui si sente un po’ di più rispetto alle Honda con il più grande e potente 2.0. L’”effetto scooter” si fa sentire soprattutto quando si accelera da velocità costante, quando il motore termico sale immediatamente di giri facendosi sentire parecchio nell’abitacolo. Il suono è quello tipico di un quattro cilindri, ma non è fastidioso soprattutto in piena accelerazione.
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Quando si cercano, infatti, le massime prestazioni, anche su questa piccola Jazz c’è il sistema che simula le cambiate di una trasmissione automatica, andando a rendere più “normale” a livello sonoro e di sensazioni l’aumento di velocità della piccola Honda Jazz. Tra le curve, poi, non è un’auto prettamente divertente, bensì un’auto sincera. Lo sterzo, per esempio, non è mai iper-comunicativo o molto preciso, ma ha un bel carico, una certa quantità di feedback di cosa succede sotto le ruote ed è appunto sincero, progressivo, e per questo preciso da azionare.
Il powertrain, per quanto non convenzionale, è pronto e vivace, con un’ottima progressione ai comandi del piede destro e anche le sospensioni sono morbide ma mai cedevoli, anche in questa versione rialzata da terra, per un’auto che nel misto riesce a convincere, anche se ci sono delle rivali più divertenti e agili. In autostrada, infine, è precisa, stabile e fino a 120-130 km/h sia il rumore nell’abitacolo che la prontezza del motore sono decisamente buoni. Il comfort acustico non viene penalizzato dai fruscii aerodinamici, ben gestiti anche a velocità codice, quanto dal motore, che a questi ritmi mostra qualche affanno.

Non è perfetta, ma che consumi!

Se, infatti, si cerca di effettuare un sorpasso dai 120 km/h, il 1.5 si alza molto di giri, e la spinta non è quella generosa che si trova a velocità più basse, seppur rimanga un’auto del tutto valida anche nei lunghi viaggi. A pieno carico, in cinque, i viadotti autostradali si fanno un po’ sentire, soprattutto dietro. Peccato, perché altrimenti sarebbe un’auto davvero completa a tutto tondo. Gli ADAS, invece, sono buoni, ma non tarati alla perfezione: il riconoscimento dei segnali stradali, ad esempio, legge fin troppi limiti autostradali, e non sempre seleziona quello giusto, mentre il Cruise Control Adattivo non sempre riconosce l’auto davanti, con un rapporto di 8 volte riconosciute su 10. Niente da dire sul mantenitore di corsia, preciso, e sulla frenata automatica, pronta e non troppo brusca.
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A fare da contraltare con un comportamento autostradale buono ma non eccelso ci pensano i consumi, che sono davvero bassi. Ho usato la Jazz in diverse condizioni, e in tutte mi ha colpito per l’efficienza. La mia media in oltre 2.000 km è stata inferiore ai 20 km/l, mentre in un percorso a pieno carico, in cinque persone da Torino a Milano e ritorno per un concerto sono riuscito a chiudere il viaggio con una media di 6,2 l/100 km, ovvero 16 km/l, ottimo per un’auto di questo genere. In città, complice l’intervento invasivo del motore elettrico, si fanno con facilità i 18 km/l, e si raggiungono anche i 20 km/l con un piede leggero. Nel mio classico tragitto casa-redazione di 70 km tra città e statale, infine, ho ottenuto un consumo di 3,4 l/100 km, ovvero più di 30 km/l, mentre senza fare attenzione si riesce, come si vede nella foto, a ottenere i 25 km/l. Con consumi così, mi chiedo come mai si cerchino sempre i SUV e non auto più razionali e sensate per un periodo come questo…
Questa Honda Jazz Hybrid non è un’auto appariscente. Non ti stupisce con effetti speciali, guidabilità da compatta sportiva, o con uno stile per fare invidia agli amici. A colpire di lei è la facilità, la completezza, la “pienezza”. È un’automobile piena di furbizie, di soluzioni intelligenti, di caratteristiche che, nella vita di tutti i giorni, ti premiano e ti fanno sorridere. La facilità di guida, l’abitabilità, la semplicità dei comandi, rendono la vita a bordo più facile, più piacevole, e anche cose più frivole come la qualità dell’audio sono buone, concrete, per un’auto che mi è dispiaciuto restituire perché, in un paio di settimane, avevo già un’affezione verso di lei, come succede a quelle auto “giuste”, che convincono e permettono di costruire dei piccoli ricordi semplicemente essendo loro stesse.
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Sicuramente non è la prima auto che viene in mente per chi cerca una vettura compatta, efficiente ben fatta. Probabilmente l’hai sottostimata, o magari non l’hai proprio mai considerata, ma dietro uno stile semplice e una reputazione di auto “da anziani” c’è una compatta dall’ottima completezza a tutto tondo, un’auto furba che ti fa chiedere perché, oltre all’apparenza, le Case automobilistiche non cerchino più di fare auto così, concrete e che riescono a migliorarti la vita di gutti i giorni. Non sarà la più appariscente, ma è una delle piccole compatte più rotonde e convincenti sul mercato. Il tutto con consumi da prima della classe.

Pro e Contro della Honda Jazz Hybrid

Pro
  • Facilità di guida eccezionale: con comandi leggeri ma ben tarati e un powertrain fluido e regolare, la Jazz è davvero facile da manovrare in tutte le condizioni. 
  • Spazio generoso per le dimensioni: nonostante sia lunga meno di 4,10 metri, offre tanto spazio per i passeggeri. Geniali e utili i Magic Seats, mentre il bagagliaio non è enorme, ma è ben sfruttabile. 
  • Consumi da prima della classe: ottenere una media di 20 km/l è alla portata di tutti. Con un po’ di attenzione, si può arrivare anche a 25 km/l, davvero ottimo.
Contro
  • ADAS non perfetti: il Cruise Control Adattivo non è sempre preciso, e il riconoscimento dei segnali stradali spesso non “becca” il cartello giusto. Ottimo, invece, il mantenitore di corsia.
  • Stile non troppo personale: ha linee da vera monovolume, e il disegno è simpatico e semplice, ma non troppo personale. Se ci si vuole distinguere, lei non è la più indicata.
  • Prezzo salato: il listino è importante, con la Crosstar che si avvicina ai 30.000 euro. Con le offerte, però, si può abbassare sotto i 25.000 euro, decisamente più intrigante nel 2026.

Scheda tecnica Honda Jazz 1.5 e:HEV Crosstar

CaratteristicaDettaglio
Dimensioni (Lunghezza /Larghezza / Altezza)4,11 m / 1,73 m / 1,56 m
Passo2,52 m
Motore1.5 quattro cilindri benzina aspirato + motore elettrico, sistema Full Hybrid
Potenza e Coppia (Termico)107 CV a 6.000-6.400 giri | 131 Nm a 4.500-5.000 giri
Potenza e Coppia (Elettrico)122 CV | 253 Nm
Potenza combinata di sistema122 CV
Trasmissione e TrazioneAutomatico “e-CVT” (trasmissione a rapporto singolo per motore termico) | Anteriore
Sospensioni (Anteriori / Posteriori)McPherson a ruote indipendenti / Ponte torcente a ruote interconnesse
Peso in ordine di marcia1.248 kg
Prestazioni (0-100 km/h / Vel. Max)9,6 secondi / 175 km/h (autolimitati)
Consumo medio WLTP e Capacità serbatoio (benzina)20,8 km/l - 40 litri
Emissioni di CO2108 g/km
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