Il passaggio da un'affascinante concept car a un modello di
grande serie rappresenta spesso una fase critica, in cui la purezza del design
originale deve piegarsi alle rigide normative di sicurezza e alle logiche
economiche della produzione su vasta scala. Eppure, per la rediviva Citroën
2CV, presentata in veste di showcar al Mondial de l’Auto 2026, le premesse
sono decisamente incoraggianti.
In vista del debutto commerciale fissato per il 2028,
Pierre Leclercq, capo del design del marchio del Double Chevron, ha assicurato
che il modello definitivo sarà addirittura "migliore" del prototipo,
mantenendo una fedeltà estetica stimata tra l'85% e il 90%. A dare un
tocco tricolore a questa rinascita sarà il polo produttivo: la nuova 2CV uscirà
infatti dalle linee dell'impianto Stellantis di Pomigliano d'Arco, in
provincia di Napoli.
Esterni: sicurezza pedoni, sinergie di gruppo e fari confermati
Pur conservando la silhouette e le proporzioni generali, la
carrozzeria subirà alcuni inevitabili aggiustamenti. All'anteriore, la vistosa
barra trasversale ad assorbimento d'urto — un richiamo al modello originale ma
oggi assimilabile ai vietatissimi "bullbar" — verrà integrata e
addolcita nel paraurti per rispettare le severe normative sulla protezione dei
pedoni.
Per compiacere le compagnie assicurative e abbattere i costi
di riparazione, l'innovativo frontale monoblocco del concept sarà probabilmente
diviso in tre sezioni distinte. Sulle fiancate, le logiche di sinergia del
gruppo Stellantis imporranno l'adozione di maniglie e specchietti retrovisori
tradizionali provenienti dalla banca organi condivisa, mentre le portiere
verranno leggermente ispessite per ospitare le barre antintrusione. Una buona
notizia arriva invece dal posteriore: i designer hanno confermato che i
caratteristici gruppi ottici verticali che fiancheggiano il lunotto
saranno mantenuti sulla versione di serie.
Un abitacolo razionalizzato per l'omologazione
Se le linee esterne rimarranno fortemente legate al concept,
è all'interno dell'abitacolo che si concentreranno le trasformazioni più
radicali. La "Deuche" del 2028 dovrà rinunciare all'allure
squisitamente rétro e minimalista della showcar per conformarsi agli standard
di omologazione moderni.
Sarà dunque impossibile riproporre le affascinanti panchette
trapuntate prive di poggiatesta, che lasceranno il posto a sedute tradizionali
concepite per garantire la massima sicurezza agli occupanti. Anche la plancia
subirà un processo di normalizzazione, adottando un'impostazione molto più
classica e funzionale rispetto all'essenzialità del prototipo parigino.
Elettrica accessibile: la base tecnica condivisa con la FIAT Pandina
Sul fronte tecnologico e meccanico, la nuova 2CV segnerà una
svolta storica convertendosi per la prima volta alla propulsione esclusivamente
elettrica. Per riuscire a mantenere la promessa di un prezzo d'attacco inferiore
ai 15.000 euro (al netto degli incentivi ecologici), la citycar francese
punterà su una formula razionale ed essenziale. L'ipotesi più accreditata vede
l'adozione di un pacco batterie con capacità inferiore ai 30 kWh,
sufficiente a garantire un'autonomia di circa 250 km nel ciclo WLTP
(allineandosi alle prestazioni attese per vetture come la recente Twingo
elettrica). Un contenimento dei costi reso possibile dalla profonda
condivisione tecnica: la futura 2CV nascerà infatti sulla medesima architettura
e ossatura della futura FIAT Pandina, con la quale dividerà non solo i
componenti nascosti, ma anche l'orgoglio della linea di montaggio campana.