Paul Breuer nasce a Verviers, in Belgio nel 1946, crescendo in una famiglia appassionata di automobili da generazioni, e che negli anni ha posseduto dai modelli di grande lusso come quelli delle belghe Imperia e Minerva alle “meno prestigiose” statunitensi Ford, Chevrolet, Chrysler, Studebaker fino alle europee Renault, Fiat e Volkswagen. In questo clima si inserì la fortunata vicinanza con il circuito automobilistico di SPA-Francorchamps che gli permise di seguire alcuni gran premi di Formula 1 e l’assidua lettura dello storico fumetto di Jean Graton con protagonista Michel Vaillant, eroico pilota alla guida di immaginifiche gran turismo. Insomma, gli ingredienti per far nascere la passione per l’automobile e in particolare per il car design c’erano tutti.
Seguendo la fascinazione per il car design, inizia gli studi artistici presso l’Institut de Beaux-Arts Saint-Luc a Liegi, proseguendo nella sezione Arti Visive con l’intento di perfezionarsi successivamente nel corso universitario di Industrial Design. Ma terminati gli studi in Arti Visive, decide di capire se è davvero portato (e pronto) per intraprendere il percorso di car designer, così durante le vacanze estive del 1966 pensa di candidarsi per uno stage presso alcune realtà legate all’auto; il Belgio però non possiede un’industria automobilistica, per cui volge il suo sguardo tra la Francia e l’Italia scegliendo infine la seconda, all’epoca patria d’elezione riconosciuta a livello internazionale in particolare rispetto al lavoro dei famosi Carrozzieri.
Difatti Paul invia un malloppo di disegni a Pininfarina, Bertone, Michelotti, Fiat e OSI: risponderà positivamente quest’ultima, offrendogli uno stage di un mese. Così, sul finire di luglio Paul Breuer arrivò a Torino.
La prima esperienza in OSI

La OSI (Officine Stampaggi Industriali) nacque nel 1959 per volere dell’ingegnere Luigi Segre con l’aiuto dell’avvocato Arrigo Olivetti, titolare dell’azienda Fergat che costruiva cerchi. Segre era già direttore della Carrozzeria Ghia, ma adesso coltivava l’intento di avviare la produzione seriale di automobili, ristrutturando l’ex fabbrica di cannoni sita proprio davanti alla sede Ghia in Via Agostino di Montefeltro, dando forma a questa nuova realtà.
Negli anni l’azienda crebbe, arrivando nel 1963 ad oltre 600 dipendenti occupati nella costruzione di 50 auto al giorno tra cui l’Innocenti 950 Spider (1961) e le Fiat 2300 S (1961) e 1300/1500 Familiare (1961); ma improvvisamente, a seguito di una operazione chirurgica Segre morì lasciando la OSI in mano ad Olivetti che però non potè più contare sul Centro Stile Ghia (dove tutte le auto erano fino a quel momento disegnate). La mutata situazione costrinse l’azienda a disegnare le proprie auto, trasformandosi in una piccola fabbrica di automobili.
Per fare ciò si avvalse nel 1963 della consulenza del designer Giovanni Michelotti che confezionò la sportiva OSI 1200 S (coupé e spider) nel 1963, la Fiat 850 Coupé 2+2 (1964), la Alpine A108 (1965) adattata con carrozzeria metallica e la sperimentale Secura (1965); se queste si posero più come fuoriserie e prototipi, le Ford Anglia Torino e l’Alfa Romeo 2600 De Luxe (entrambe del 1965) erano pensate per i grandi numeri.
Nel 1965 arrivò l’ingegnere Giacomo Bianco che concluse la collaborazione con Michelotti avviando il Centro Stile all’interno di un’edificio sito a Borgaro (vicino Torino), affiancandogli galleria del vento e attrezzature per la costruzione di prototipi, affidandone la gestione all’ingegnere Sergio Sartorelli proveniente dalla Ghia. In questi anni la OSI non solo crebbe arrivando ad un migliaio di dipendenti disposti su tre turni capaci di costruire 120 automobili al giorno (60 delle quali Anglia Torino), ma si specializzò nelle costruzioni in vetroresina, con modelli sperimentali come la CRV-V (1966) e una particolare Ford Mustang (1965).

Una scuola del “saper fare”
È in questo clima promettente e dinamico che entrò Paul Breuer, in quale con grande emozione e ammirazione assisteva allo sviluppo completo di un’automobile, dal disegno al prototipo, in quanto vi era uno stretto confronto tra i vari reparti interni. La mano felice di Paul venne messa alla prova nei modi più disparati che andarono dalle illustrazioni dei libretti di uso e manutenzione della OSI 20M TS del 1967, ai figurini per la stampa dell’Alfa Romeo Scarabeo (1966) fino al completamento del figurino di Sartorelli della versione spider della 20M TS, da eseguire secondo la sua particolare tecnica a matite colorate su carta nera. Tutto questo affiancando il suo solo altro collega in ufficio, il designer Beppe Carotta al quale si unirono successivamente Werner Holbl e Joel Brétécher. La qualità molto elevata dei disegni di Breuer venne notata dal preciso Sartorelli che, prendendo sotto la propria ala il giovane designer belga, già alla terza settimana di stage gli propose un inaspettato contratto effettivo, da ottobre 1966.
L’attività di Breuer divenne sempre più intensa attraverso le più svariate proposte, come una filante e “americaneggiante” versione coupé della Fiat 130 nel 1967, studi stilistici di frontali per le Saab 96 e 99 e idee preliminari per quella che diventerà la Fiat 126; per questo importante progetto la Fiat nel 1967 chiese una consulenza alla OSI di Sartorelli che mise all’opera i suoi quattro designer interni secondo direttive. Per quanto il lavoro finale sia di Sartorelli, è evidente come alcuni stilemi di Breuer siano rimasti anche nel modello definitivo. Questa fu una palestra molto importante per Paul, che comprese cosa significava progettare auto molto diverse e da realizzare per davvero; ma in particolare formò la sua identità di car designer che è possibile riconoscere nell’uso di forme chiare, pulite, geometricamente coerenti, innovative e che esaltano il concetto funzionale di visibilità e luminosità.

Dalla OSI verso nuovi orizzonti
Ma purtroppo, nonostante i tanti modelli e studi proposti dalla OSI tra il concreto, come la Fiat 1100 R Spider (1966), Innocenti C (1966), OSI Fiat 124 Cross Country (1966), Fiat 850 Weekend (1967), Fiat 125 Familiare (1967) e il futuristico, con Silver Fox (1967), DAF City (1966) e Alfa Romeo Scarabeo rielaborata nel 1967, gli investimenti non vennero ripagati portando l’azienda alla chiusura nel dicembre 1967.
A Gennaio 1968 Sergio Sartorelli riuscì fortunatamente a far confluire il Centro Stile OSI in quello Fiat, in modo tale da poter concludere i progetti della Fiat G31 Coupé e della Fiat 126 mantenendo unita la sua affiatata squadra. Paul Breuer entrerà dunque in un nuovo mondo, che si chiamerà Centro Stile Fiat.
Autore: Federico Signorelli